De scriptura

Oggi pubblico una delle poesie a cui più sono legato. De scriptura è dannatamente autobiografica ed è stata scritta in una notte d'agosto, calda di lacrime e nera d'inchiostro.


De Scriptura
Eccomi ancora qui
A combattere la depressione
A prendere a pugni ogni mia convinzione

Eccomi ancora qui
A far finta di credere
A chi dice che ho dei pregi

Come se servisse da sermone
Che mi salvi dal baratro
E da dentro scacci il demone

Scrivere ciò che ho dentro
È salvezza e condanna 
Sto male da quando ho cominciato

Smettere lascerebbe solo morte
Continuare è come sale sulla ferita
Ma essere ignavi è cosa peggiore

Quando dicevo che l’anima era nera 1
Non scherzavo, bensì scrivevo
Con la faccia libera dalla maschera

Chiedere aiuto è cosa impossibile
Camminerò da solo verso la luce
Ma verrò inghiottito dall’orribile

Trascinato da forza incontrollabile
Striscerò all’indietro come gambero
Verso una dimensione inenarrabile

Non mento se dico che ora la vedo
Nella mia mente è immagine nitida
Sembra immaginazione ma così non è

E come un tempo essere solo mi appagava
Ora la solitudine mi pesa, mi massacra
Ma avere altro ora è cosa impossibile

La mente che mi pugnala
Col coltello chiamato pensiero
 E’ arma fredda e imparziale

Davanti al foglio perdo sangue
Non in senso letterale, figurati
Ma la mia sanità seriamente langue.

Ho paura per me
Ho paura di me

Note: 
1) La poesia in cui parlavo di anima nera è reperebile qui.

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Grazie per aver letto questo testo, vi invito a leggere quelli precedenti e se vi va di tornare quando ne saranno disponibili di nuovi (solitamente ne esce sempre uno il venerdì).


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