Al vecchio contadino

La poesia che vi porto oggi l'ho scritta questa estate e parla di una giornata che non dimenticherò mai.

Camminavo scalzo tra le colline marchigiane e, fermatomi qualche minuto a pensare, mi si accostò un vecchio contadino, voleva parlare, cercava compagnia.

Decisi di percorrere qualche chilometro con lui, arrivammo a casa sua e, come se avesse previsto tutto, la moglie aveva apparecchiato anche per me.

Quando la sera tornai a casa, combattei con me stesso, mi pareva impossibile che tanta semplicità si fosse rivelata meglio di quelle finta nozioni che andavo a cercare nelle persone che si fingono colte.


Al vecchio contadino


Senza conoscenza
L’anima è solo reminiscenza

Vagavo solitario
Tra le nude colline
Che spoglie di foglie
Si offrono a chi ne sa usufruire

Un contadino si unì a me
Parlava dell’uva, delle more
Parlava di frutti, parlava d’amore
Lui sì che ne sapeva di cuore

I prati lo avevano visto invecchiare
Di me, invece, invecchiato nel niente
Nessuno s'era accorto
Ero solo da mesi

Scrivo per puro masochismo
So che questo mi da dolore
Ma sono spinto da amore
E involontariamente spingo la penna

Mi approccio al foglio
Come donna incinta al figlio
Seguo minuziosamente la stesura
Ma poi, al parto, mi accorgo di non aver deciso nulla

Arrivammo davanti casa sua
La donna della sua vita lo aspettava
Avea allestito la parca mensa
E, anche per me, avea apparecchiato

Stetti al convito con loro
La donna mi offrì di tutto
Evitando di porre domande da comare
Il vecchio avea occhi che sapevan d’ulivo

Era stanco
Ma giulivo

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