Il cantico dei suicidi

Stasera vi porto un testo che punta a dar voce a chi decide di non averne più.


Il cantico dei suicidi: 

Ciò di cui avevo più paura è tornato
M’abbracciato in un mare di fumo
M’ha sollevato s’una scala di ansie
Mi ha allacciato un cappio di cenere
E mi prega di dare un calcio alla scala
Cosi da placare ogni ansia
Cosi da sperimentare l’atarassia
E penso che lo seguirò
Come un bambino segue il vecchio
Se questo gli porge una caramella
La caramella al sapore di morte
È la più dolce che potessi vedere
In molti temono di ingerirla
Io in verità, ho paura di bramarla
D’essere il pargolo che la indica
Sulla vetrina d’un negozio
D’essere il vecchio che ci spenderebbe
Ogni singolo spiccio della sua pensione
Mi sento come se Dio stesse sperimentando con me
Per vedere fino a dove la tolleranza può arrivare
Come se io fossi la lingua e la vita il dente che la morde
Per quanto questa cosa crei dolore, essa crea anche piacere
Ed allora Dio ti prego fermati
Ho paura di non resistere a lungo
Ho paura d’essere alle battute finali
E penso che il dolore che creerà la mia assenza
Non mi interesserà nel momento del salto
Sarà come un ultimo atto di coraggio
Uno dei tanti ch’ho voluto affrontare
Come quando chiesi a lei di uscire
O quando decisi di aprirmi con l’altra
Beh, penso che sia ora di mettermi alla prova
Di vedere quanto io desideri la sospensione
La sospensione da ogni paura
La sospensione da ogni sicurezza
Davvero nessuno sa quanto desideri questa cosa
Forse una persona lo sa
E forse sta leggendo questo testo
se lo stesse leggendo dopo la mia dipartita
le chiedo umilmente scusa
perché forse sarà la sola che mi mancherà
perché non ci sarò nei giorni più importanti
non ci sarò negli impegni prefissati
Non ci sarò quando mi vorrà accarezzare
O la minima cazzata confidarmi
Ma voglio che lei sia felice
Inferno o paradiso, ovunque io vada
Voglio intercedere per la sua felicità
A costo di prendere miliardi di frustate
A costo di ingerire ceri ardenti
Voglio che continui la sua vita
Come se io ci fossi ancori
Le voglio troppo bene
Ed è anche per questo
Che voglio andarmene
Voglio lasciarla libera dal mio peso
Le dormo sulle spalle da troppo tempo
Le appesantisco ogni giorno della sua vita
Come se già non fossero abbastanza duri
E allora basta, sarai felice
Non pianger per me
Starò meglio
Starò dove mi merito
Alla sinistra di Dio
Ma in fondo lo san tutti
Ho sempre scritto con la sinistra
E davvero ogni parola che sto digitando
Mi sta creando un enorme dolore
Sto versando lacrime bianche su una tastiera
Perché a penna questa volta non riuscirei
Mi tremerebbe troppo la mano
E il foglio sarebbe troppo bagnato
Il foglio sarebbe una zattera
In preda allo tsunami
Come adesso sono io
In preda ai miei pensieri
Che sono nere canaglie
In un mondo colorato
O che perlomeno si dice tale
Rinnego ogni mia opera
Rinnego ogni mia relazione
Lei, una nuova ragazza
Una donna intelligente
Bella d’aspetto e d’intelletto
Diversa dalle sue coetanee
E per questo disprezzata
Una nuova ragazza
Alla quale sono andato dietro per tempo
Ma che alla fine ho conosciuto per caso
Lei che sarebbe potuta esser la mia felicità
Ma alla quale non ho dato abbastanza tempo
Forse si, anche lei mi mancherà
Ho tanti sogni nel cassetto
Ma penso di smontare la scrivania
Metafora della vita
E lanciarla dalla finestra.

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