La signora del bosco.

Buonasera carissimi, questa sera vi porto un testo che parla di lei, una lei che sì, è un amore, ma è anche la vita nel senso più letterale che esista.



La signora del bosco:

Effimere le ansie nei tuoi occhi
Candide le membra dei tuoi corpi
Che al mio sguardo muovono
Come oceani per i marinai in ginocchio
E i fiori ch’ho preparato per te
Li ho chiesti in prestito
Alla signora del bosco
Che gemendo per le mie parole
È tornata in patria con una bandiera
Intrisa di sangue e di paure
In un lampo di fulmine s'è ritrovata
Ai piedi della quarta meraviglia del mondo
Col dubbio di poterla dominare per una notte
Una notte ch’è d’amore e di odio
Una notte di fuga dalla morte
La stessa che t’ha presa prima del tempo
Ti ha portata sul suo nero talamo
Ha sventrato la tua verginità
Come adolescente inesperto.
T’ha abbandonata lì
Accendendosi una sigaretta
E bevendo la tua purezza 
In una soluzione crepuscolare
T’ha guardata e ha continuato
I suoi discorsi apocalittici
E vendendo i tuoi sorrisi
Agli occhi stanchi dei muratori
S’è guadagnata una notte di vita:
La morte in una notte di vita
Che si consuma nel ricordo
Di chi la notte la vive
Di chi di notte muore
Con la nebbia negli occhi
E la fuliggine nella bocca
Una bocca vergine d’emozione
Ma escort di menzogne
Perché così siamo noi
Non me ne voglia
Madre ipocrisia se parlo così
Ma sono pigna in preda all’autunno
Sono vischio in preda alla neve
Siringa in preda all'ispirazione
Bicchiere di vino in preda alla nausea
ma forse in cuor mio
so d'esser solamente
un poeta in preda all'inchiostro.

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