Al padre suicida

L'orologio segna le 12:00, forse qualche minuto in più, forse in meno, quando un'ospedale segnala che un quarantaquattrenne, padre da cinque giorni, s'è lanciato da una terrazza nelle acque del Tevere.

L'uomo era vittima da anni di una forte depressione e, da disoccupato, la tristezza data dal non poter offrire sostentamento al piccolo appena nato è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. 


Al padre suicida: 
E il caffè che hai in mano
È più zuccherato
Della vita che per anni
Sei stato costretto a bere
La stessa che ti ha schiaffeggiato
Ma che poi, come madre,
T’avrebbe voluto salvare
Donandoti un figlio
Una speranza.

Guardi il Tevere dall’alto
Quell’acqua così sporca
Pulirà tutte le tue paure
E se Icaro morì bruciato
Tu invece preferisci l’acqua
Ma comunque sia
Il volo v’accomuna
Lui ali di cera
Tu ali di rabbia.

Hai appena visto un sole sorgere:
Un pargolo tra le braccia di lei
Ma forse quella luce
È davvero come un’alba:
uno spettacolo immenso
ma non ancora in grado
di contrastare il buio

T’hanno ucciso le ansie
Ma ancor più violentemente
Tu stai uccidendo chi t’aspetta
Chi come vecchio direttore
Pensa che la tua pausa caffè
Stia durando fin troppo
Chi su un letto d’ospedale
Si rallegra per una vita
Ingenuo del fatto che presto
Troppo presto
Si struggerà per una morte

La tua.


La critica commenta: 

I versi che avete appena letto descrivono il sorprendente modo con cui un uomo decide di mettere un punto alla sua vita. Dico sorprendente poiché è per lo più impensabile suicidarsi dopo aver assistito alla nascita di un figlio: la vita aveva servito al suicida romano la speranza su un piatto d’argento. Tale speranza coincideva con l’arrivo di un figlio, di una luce che avrebbe potuto irradiare la cupa vita di un padre, di un uomo profondamente in difficoltà. Tuttavia l’uomo, incapace di rialzarsi, ha ceduto all’assordante richiamo delle acque del Tevere, e con le sue “ali di rabbia”, si è gettato, ignaro delle inconsolabili sofferenze che avrebbe causato.
Dunque, la morte e il suo fascino nero, ha annientato la speranza donata dalla vita.
C.M

Per la foto si ringrazia il gentilissimo Michele Andrenacci col quale, per rendere ancora migliore l'esperienza della lettura d'un testo, si è pensato d''intraprendere una collaborazione affinché d'ora in poi ogni testo sia accompagnato da una foto che faccia riflettere.



Noi ci vediamo venerdì, discuteremo un po', come tra amici. 


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