Sono una bestia, sono un poeta

Stasera vi porto un testo assai autobiografico, un testo che ho scritto pochi giorni fa e che davvero mi ha fatto riflettere, finalmente, su alcuni miei aspetti mai discussi nelle poesie.





Sono una bestia, sono un poeta: 

E cos’è questo malessere
Che mi rende inerme a terra?
Cos’è questo dolore
Che mi lacera l’anima
E la rende di troppo
In un corpo che desidera
Solo rigettarla in mare?

Sono una bestia
E quando ti parlo
Navigo in preda alle parole
Come un gommone tra le onde
Ti odio e vorrei non conoscerti
Così, magari, non ti sognerei
Svegliandomi nostalgico al mattino.

E fissandomi alle nuvole
Come bimbo al giocattolo in vetrina
Volo con il pensiero verso un mondo
Che non ti ha mai vista nascere
E vedendo questo mondo
Noto riflessa la mia identità
Sorseggia Negroni ridendo nei bar
Ma la sera, quando è sola
Non ha nessuno con cui parlare
E allora riversa le sue ansie
In un altro bicchiere
Finché ebbra di solitudine
Cammina verso lo scrittoio
Ma senza donne di cui parlare
Fa della sua penna una spada
Con cui trafiggere le sue membra
E la vedo ancora ed ancora
A terra sanguinante
Le sue lacrime odoran di rabbia
I suoi occhi mai d’accordo
Sulla direzione da guardare
Ora si trovano al cospetto
Di madre Morte e li sì
Lì, per la prima volta,
Smettono i tanti litigi
E di comune accordo
Fissano negli occhi
La madre di tutti noi

Come da un pozzo allora
Ritraggo la mia testa
Da quell’orrenda visione
Le mie guance di fango macchiate
Aspettano allora solo una carezza
Attendono che tu arrivi e dica
Che ieri ti sono mancato
E che come ieri
Succede così da giorni
Succede così da mesi.

Ti prego, figlia della Primavera
Sveglia le tue più assonnate emozioni
Armati d’affetto e vieni sotto casa
Io sarò lì ad aspettarti
Potrai seguire i miei movimenti
Dalla nube di fumo
Che uscirà dalla bocca
E dalla nube di cenere
Che uscirà dal cuore.

 La critica commenta: 

Il testo di questa sera cela una qualche sorta di felicità poiché, se esiste una visione più triste del mondo, quella rappresentata dal poeta, ciò significa che la vita che egli vive, e chiedo scusa per il gioco di parole, non è poi così drammatica. Una  volersi quindi ancorare a ciò che si ha poiché anche se questo sembri dar tristezza in realtà la sua mancanza sarebbe assai ben più logorante. Ed allora il poeta si sveglia da questa visione come fosse consolato ed invoca la donna che ama, o che ha per amica, non c'è dato di sapere, e lo fa in modo affabile, quasi mieloso. 
Concluderei volgendo l'attenzione su di un messaggio ch'è nascosto in profondità, forse neanche troppo, e che invita il lettore ad apprezzare ciò che ha  ed a usufruirne finché possibile.  

C.M.


Bene, anche questa settimana è andata, ci vediamo lunedì prossimo con una nuova poesia!

A presto!


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