Nuoto, urlo, mi dimeno

Dedico questo testo a Tesfalidet Tesfom, vero nome di Segen, poeta eritreo, morto, in un giorno, dopo aver superato il deserto mosaico di cui parlerò nel testo.



Nuoto, urlo, mi dimeno:
Nuoto, urlo, mi dimeno
Dio abbia in gloria
la mia anima naufraga
la barca in avaria trasmette
segnali di morte alla costa
il sole preme sulla mia
ragione oramai offuscata
quando sognavo i bagni d’agosto
li immaginavo diversi
quando promisi a mia madre
che sarei arrivato salvo
nascosi le lacrime
affinché ella non s’accorgesse
che suo figlio, per vivere,
avrebbe sfidato la morte. 

Ci hanno rinchiuso 
sferzanti le loro fruste
sulle mie tramortite membra
mi sono permesso
d’innamorarmi d’una donna
ogni giorno la vedevo violentata
da quelle bestie di Satana.
Cercavo di andargli contro
ma le gambe cedevano
e esanime cadevo a terra.
Sognavo come un bambino
la biblica terra promessa
ma il cammino di Mosè 
in confronto fu 
una passeggiata di salute.

Salimmo in seicento
su di una barca da venti
abbracciati alle speranze
sudavamo i nostri sogni
che tuffandosi nel mare
si univano a quelli di altri
migliaia e migliaia di fratelli,
sembrava un esperimento nazista:
vedere, giorno dopo giorno, 
in sempre più, morire.
C’era uno, lo ricordo, 
che invocava la Madonna
spero che ora siano abbracciati
nella vera terra promessa.

Io non ho pagato e sofferto
per raggiungere l’Europa.
Io ho pagato e sofferto 
per raggiungere l’aldilà. 

Nuoto, urlo…
Affogo.

A settembre il sito ritornerà a vele spiegate. 

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